Zelená Hora, il Santuario di Giovanni Nepomuceno

di
Žd’ár nad Sázavou, chiesa di Zelená Hora

Nuvole ceche sbattano contro la copula di Zelená Hora, nascondendo in parte le impalcature che la imprigionano. Eppure, anche se sfregiata, la chiesa dedicata a San Giovanni Nepomuceno resta un capolavoro dell’architettura barocca europea.

Dal parcheggio della collina coperta di boschi, ne ammiro il profilo. Poi lo sguardo scivola sulla vicina città di Žd’ár nad Sázavou, nella regione della Vysocina, cuore della Repubblica Ceca. E si perde.

Lo ritrovo camminando lungo i corridoi della struttura che cinge l’edificio ecclesiastico realizzato dall’architetto Giovanni Biagio Santini-Achel, la cui pianta ha la forma di una stella a cinque punte. Me ne accorgo appena supero il verde del cortile che ospita antiche tombe, ed entro in chiesa.

Una chiesa di pellegrinaggio in onore di Giovanni Nepomuceno, patrono della Boemia, e del suo silenzio per non tradire il segreto del confessionale. Ne ascolto la storia seduto sui banchi di Zelená Hora, mentre Paula, la mia interprete, traduce sottovoce le spiegazioni della guida.

Secondo la leggenda, il santo si rifiutò di svelare al sovrano Venceslao IV le parole della regina Sofia pronunciate durante la confessione. E per questo il re lo fece gettare dal ponte Carlo nel fiume Moldova.

Quando il corpo del martire tornò a galla, in cielo apparvero brillanti cinque stelle: indicavano il luogo del martirio. Era il 1393. I lavori di costruzione della chiesa iniziarono nel 1719 e terminarono nel 1722. Nel settembre dello stesso anno venne consacrata.

L’architetto Santini-Achel realizzò un capolavoro reintroducendo la forma gotica sia nelle finestre, sia negli archi ogivali. Volle evocare l’atmosfera delle antiche cattedrali, risultando così l’unico costruttore barocco a usare questo elemento nei suoi lavori.

I simboli della stella e del numero cinque sono visibili ovunque all’interno dell’edificio. La chiesa, infatti, ha cinque entrate, cinque cappelle e cinque altari. Cinque sono le lettere che compongono la parola latina “Tacui” per ricordare il silenzio che portò il Santo alla morte.

Alzo gli occhi al soffitto: proprio sotto la cappella, vedo una enorme lingua rossa, bordata da un cerchio di fiamme attraverso cui brillano dei raggi. E’ uno dei simboli dedicati a Giovanni Nepomuceno.

Oggi, anche questo luogo come molti altri nella regione della Vysocina, è Patrimonio dell’Umanità per volere dell’Unesco che nel luglio del 1994 lo ha inserito nella lista dell’Eredità Mondiale Culturale.

Esco nel cortile tra le vecchie tombe senza fiori. E guardo il cielo limpido, da cui tanti anni fa cadde in terra questa stella a cinque punte.

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