Storia

La creazione della Cecoslovacchia nel 1918 rappresentò una lunga battaglia dei cechi contro i governatori austriaci e degli slovacchi contro gli ungheresi. Gli austriaci erano in Boemia e Moravia, gli ungheresi in Slovacchia; all’interno dell’Austria-Ungheria la Boemia era la parte più industrializzata dell’Austria e la Slovacchia dell’Ungheria, anche se a livelli differenti.

Nonostante le differenze culturali, gli slovacchi condividevano con i cechi le aspirazioni di indipendenza dallo stato asburgico. Con il cambiamento del secolo, l’idea di un’entità ceco-slovacca iniziò ad essere avanzata da alcuni capi cechi e slovacchi. Durante la prima guerra mondiale, nel 1916, venne creato il Consiglio Nazionale Cecoslovacco.

L’indipendenza della Cecoslovacchia fu proclamata ufficialmente a Praga il 28 ottobre 1918. Gli slovacchi si unirono ufficialmente al nuovo stato due giorni dopo nella città di Martin. Fu adottata una costituzione temporanea e Tomáš Masaryk fu dichiarato Presidente il 14 novembre.

Il Trattato di Saint Germain, firmato nel 1919, riconobbe la nuova repubblica. La nuova nazione aveva una popolazione di più di 13,5 milioni di abitanti; la Cecoslovacchia era una delle dieci nazioni più industrializzate al mondo, anche se le terre ceche erano molto più avanzate rispetto alla Slovacchia.
Tra le due guerre

Lo stato cecoslovacco era una democrazia parlamentare e stabilì che il ceco e lo slovacco fossero lingue ufficiali; il nuovo governo fu caratterizzato dalla stabilità: la presidenza Masaryk durò ben diciassette anni dato che egli venne succeduto nel 1935 da Edvard Beneš.

La Cecoslovacchia era l’unico stato dell’Europa centrale ad aver adottato una democrazia parlamentare e stava diventando il nuovo obiettivo di Hitler. La minoranza tedesca chiese l’unione dei distretti a prevalenza tedesca alla Germania.

Minacciando la guerra, Hitler con la Conferenza di Monaco estorse nel settembre del 1938 parti della Boemia, della Moravia e della Slesia alla Cecoslovacchia. Dopo un ultimatum del 30 settembre, la Polonia ottenne la regione disputata di Zaolzie. Beneš, che alla conferenza non era stato nemmeno invitato, si dimise nel 1938 e fu sostituito da Emil Hácha.

All’inizio di novembre con il Primo Arbitrato di Vienna, la Cecoslovacchia fu obbligata da Germania e Italia a cedere la Slovacchia meridionale (un terzo del territorio slovacco) all’Ungheria. La Repubblica cecoslovacca era enormemente indebolita e fu obbligata a maggiori concessioni anche nei confronti della Slovacchia.

Il comitato esecutivo del Partito Popolare Slovacco nel 1938 formò un governo autonomo slovacco. Nel tardo novembre 1938 lo stato mutilato, rinominato Ceco-Slovacchia (la cosiddetta Seconda Repubblica, la prima cominciata con la proclamazione d’indipendenza del nuovo Stato) fu ricostituito in tre unità autonome: Cechia (Boemia e Moravia), Slovacchia e Rutenia.

Il 14 marzo 1939 la Slovacchia di Jozef Tiso ottenne l’indipendenza formale come stato satellite, fondando la Prima Repubblica slovacca. Hitler obbligò a cedere quel che rimaneva della Boemia e della Morava al controllo tedesco, stabilendo il Protettorato di Boemia e Moravia. Nello stesso giorno, la Rutenia dichiarò la propria indipendenza e fu immediatamente invasa e annessa dall’Ungheria. Infine, l’Ungheria invase e occupò ulteriori parti della Slovacchia orientale.

Con lo scoppio della Seconda guerra mondiale si completa il processo di smembramento della Cecoslovacchia, che si può riassumere così:
nel 1938 vennero occupati i territori conquistati da parte di Hitler. Con il Primo Arbitrato di Vienna andarono all’Ungheria dei territori di lingua ungherese e rutena. Nel 1939 Hitler occupò le zone di lingua ceca, trasformate in Protettorato di Boemia e Moravia. La Slovacchia resta in teoria indipendente, ma in pratica diventerà uno stato vassallo della Germania nazista.

Gli esilati cecoslovacchi a Londra organizzarono il “governo in esilio cecoslovacco” e negoziarono per ottenere un riconoscimento per il governo e l’abrogazione degli Accordi di Monaco. Il governo fu riconosciuto dal Regno Unito nel 1940, dall’Unione Sovietica e dagli Stati Uniti nel 1941. Le unità militari cecoslovacche combatterono insieme agli Alleati e nel dicembre 1943 il governo in esilio giunse a un trattato con l’URSS, che prevedeva il trasferimento degli esiliati comunisti cecoslovacchi in Gran Bretagna per cooperare attivamente col governo.

Nel 1944 firmò un accordo con i capi sovietici affinché il territorio cecoslovacco liberato dall’Armata Rossa potesse essere posto sotto il controllo civile cecoslovacco. Da quell’anno in avanti, la Cecoslovacchia fu liberata. Nel 1945 fu firmato un trattato che cedeva la Rutenia subcarpatica all’URSS; la Conferenza di Potsdam stabilì l’espulsione dei tedeschi dai Sudeti. Nel 1946 il governo ungherese acconsentì al fatto che la Cecoslovacchia potesse espatriare tanti ungheresi quanti erano gli slovacchi in Ungheria che desideravano rientrare in Cecoslovacchia.

Nell’aprile del 1945 venne fondata la Terza Repubblica. Il governo era formato da una coalizione del Fronte Nazionale in cui vi erano i Comunisti, i Social Democratici e i Socialisti. Nella coalizione vi erano anche raggruppamenti non socialisti: tra di essi il Partito Popolare Cattolico (in Moravia) e il Partito Democratico.

L’entusiasmo popolare evocato dalle truppe sovietiche di liberazione andò a beneficio del Partito Comunista di Cecoslovacchia (KSČ). I cecoslovacchi, delusi dagli occidentali a causa della Conferenza di Monaco del 1938, risposero in favore sia del KSČ che dell’alleanza coi sovietici. Riuniti dopo la guerra, i cechi e gli slovacchi organizzarono le elezioni nel 1946.

Gli elementi democratici, condotti dal Presidente Edvard Beneš, speravano che l’URSS avrebbe permesso alla Cecoslovacchia la libertà di scegliere il governo e di lasciare che la nazione diventasse un ponte tra est e ovest. I comunisti si assicurarono una grande maggioranza nel Comitato Nazionale eletto, il nuovo organo di amministrazione.

Nelle elezioni del 1946, il KSČ vinse nella parte ceca del Paese, e gli anti-comunisti (Partito Democratico) vinsero in Slovacchia. A livello nazionale, comunque, fu il KSČ a vincere, con il 38% di media; Edvard Beneš continuò a detenere la carica di Presidente. Il leader comunista Klement Gottwald divenne Primo Ministro e anche se i comunisti detenevano pochi ministeri, erano in grado di controllare tutti i dicasteri chiave.

Tra le priorità affrontate dalle nuove autorità ci fu la sistemazione della questione etnica. A seguito della resa tedesca, circa 2,9 milioni di tedeschi furono espulsi dalla Cecoslovacchia con l’approvazione degli Alleati. Forti del via libera alla pulizia etnica concessa dagli Accordi di Pace del 1946, il governo decise il trasferimento in massa in Ungheria di tutta la minoranza magiara (600.000 persone) in cambio del trasferimento degli Slovacchi d’Ungheria in Slovacchia.

Mentre 100.000 slovacchi lasciarono l’Ungheria, quasi tutti gli Ungheresi (eccetto 73.000) decisero di resistere e rimanere nei propri paesi natali. A 300.000 ungheresi venne imposta la nazionalità slovacca. Il clima di intimidazione creato tra le minoranze, fece ridurre a 370.000 il numero di coloro che al censimento del 1950 si dichiarò ungherese.

Nel 1947 Stalin convocò Gottwald a Mosca e al suo ritorno la strategia del KSČ divenne più radicale. Nel 1948 diedero le dimissioni dodici ministri non comunisti, per indurre Beneš a indire nuove elezioni: il Presidente rifiutò di accettare le dimissioni e non indisse nuove consultazioni. Nel frattempo, il KSČ organizzò le sue forze: il Ministero degli Interni (controllato dai comunisti) dispiegò le forze di polizia nei punti nevralgici e organizzò una milizia popolare. A febbraio Beneš, temendo un intervento sovietico, capitolò. Accettò le dimissioni dei ministri dissidenti e ricevette da Gottwald una nuova formazione di governo che completò la presa del potere da parte del comunismo.

Nel 1968 con la primavera di Praga il partito, con a capo Alexander Dubcek, tenta di realizzare “un socialismo dal volto umano”, ma in agosto l’intervento sovietico mette fine al nuovo corso.

Con l’avvento di Dubcek nel gennaio 1968 alla segreteria del partito venne formato un nuovo governo guidato da Cernik. La deposizione dei vecchi dirigenti “conservatori” portò alla ribalta una nuova leadership di politici ed economisti. Il nuovo corso assecondò la liberalizzazione della vita politica, culturale ed economica in funzione di un programma inteso ad estendere il consenso popolare senza per questo mettere in discussione l’autorità del Partito Comunista e i vincoli militari e politici che legavano la Cecoslovacchia all’Unione Sovietica e agli altri partiti del patto di Varsavia.

La legittimità delle “particolarità e delle condizioni nazionali” nell’edificazione del socialismo venne in un primo momento riconosciuta dai dirigenti sovietici ma successivamente allarmati dalle eventuali ripercussioni della cosiddetta “Primavera di Praga” sulla compattezza ideologica degli altri regimi comunisti, decisero di porre fine all’esperimento di Dubcek con un intervento militare.

Dopo l’occupazione della Cecoslovacchia da parte delle truppe sovietiche non si ebbe alcuna resistenza armata da parte della popolazione ma una ferma opposizione politica in tutti gli strati sociali[senza fonte]. Dubcek e il presidente della repubblica Svoboda vennero costretti a recarsi a Mosca e ad accettare il ripristino della censura, la reintegrazione dei vecchi dirigenti, l’allontanamento degli intellettuali e degli uomini non graditi all’URSS.

Seguì il 16 ottobre la firma di un trattato per la permanenza delle truppe sovietiche a Praga. Ma alla successiva richiesta sovietica, avvenuta l’8 dicembre, di allontanare gli esponenti della primavera di Praga si ripeterono le manifestazioni popolari contro l’occupazione.

In seguito Dubcek e i suoi collaboratori vennero destituiti da ogni carica del partito, del governo e quindi espulsi. Soltanto il presidente della repubblica Svoboda rimase al suo posto. Da allora è continuato l’allontanamento dalla vita pubblica di sindacalisti, intellettuali e funzionari del partito compromessi col tentativo del “socialismo dal volto umano”.
La rivoluzione di velluto

La prima manifestazione anti-comunista ebbe luogo nel 1988 a Bratislava: fu un ritrovo pacifico non autorizzato di circa 2.000 (altre fonti dicono 10.000) cattolici. Seguirono manifestazioni il 21 agosto a Praga, il 28 ottobre ancora nella capitale, a Bratislava e in altre città, nel gennaio 1989, il 21 agosto 1989 e il 28 ottobre 1989.

La rivoluzione anti-comunista iniziò nel 1989 a Bratislava, con una manifestazione di studenti universitari slovacchi a favore della democrazia e continuò con la manifestazione degli studenti cechi a Praga.

Nel 1989 la polizia comunista soppresse una manifestazione a favore della democrazia assaltando brutalmente molti studenti partecipanti. Nei giorni che seguirono altri gruppi si unirono per formare il Forum Civico, il cui capo era lo scrittore dissidente Václav Havel. Questa nuova organizzazione ottenne il sostegno di milioni di cechi e di slovacchi (che formarono il Pubblico contro la violenza).

Dovendosi confrontare con il rifiuto della popolazione, il Partito Comunista crollò. Era la Rivoluzione di Velluto. I suoi capi si dimisero nel 1989 e Havel fu eletto Presidente della Cecoslovacchia il 29 dicembre. Fu formato un governo di coalizione, in cui il Partito Comunista ebbe la minoranza dei ministeri.

Le prime elezioni libere dal 1946 in Cecoslovacchia si tennero nel 1990, senza incidenti. Come previsto, il Forum Civico e il Pubblico contro la violenza vinsero le elezioni nelle rispettive repubbliche ma questa alleanza, anche se aveva ottenuto il principale obiettivo di rovesciare il regime comunista, era però inefficace come partito al governo: le dimissioni furono inevitabili. Con la fine del 1990 i “gruppi parlamentari” non ufficiali si evolvettero, il più influente di questi gruppi era il Partito Civico Democratico.

Nel 1992 gli slovacchi chiesero maggiore autonomia bloccando il funzionamento del governo federale. Nelle elezioni del 1992, il Partito Civico Democratico di Klaus vinse nelle terre ceche, avendo proposto una riforma economica. Nel luglio 1992 Havel si dimise. Nell’ultima metà dell’anno Klaus e Mečiar giunsero a un accordo secondo il quale le due repubbliche si sarebbero separate alla fine dell’anno.

I membri del Parlamento della Cecoslovacchia, divisi lungo le linee nazionali, cooperarono per la formazione della legge di divisione. Nel gennaio del 1993 furono fondate pacificamente e simultaneamente la Repubblica Ceca e la Slovacchia: entrambi i nuovi stati ottennero subito il riconoscimento degli Stati Uniti e dell’Europa.

Nel 1995 si arrivò ad un “trattato di buon vicinato e amichevole collaborazione” tra Ungheria e Slovacchia. Quest’ultima però ne dette una interpretazione restrittiva, mantenendo lo slovacco come lingua ufficiale del paese, in netto contrasto con l’impegno – assunto nell’accordo – di difendere i diritti della minoranza ungherese, fra i quali il pieno riconoscimento del diritto all’insegnamento nella propria lingua madre, oltre che all’uso nei procedimenti amministrativi e nei documenti.

Fonte: Wikipedia

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