Olomouc, Repubblica Ceca incantata

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La Colonna della Santissima Trinità © Andrea Lessona

La Colonna della Santissima Trinità © Andrea Lessona

Nel cielo di Olomouc, il sole brilla sulla colonna della Santissima Trinità e ne disegna l’ombra barocca su piazza Horní. La statua patrimonio dell’Unesco dal 2000 è insieme al vicino municipio rinascimentale il cuore della vecchia capitale della Moravia.

Uno scrigno di vivo incanto che i miei occhi scoprono passo a passo sull’acciottolato di questo importante centro industriale e universitario della Repubblica Ceca. E’ così che avvicinandomi ai 35 metri della Colonna intuisco l’obelisco in oro, lassù nel cielo: è opera preziosa di una preziosità edificata tra il 1716 e il 1754 da tutti gli artigiani e artisti della cittadina come voto dopo la pestilenza che colpì la regione tra il 1714 ed il 1716.

Poco più in là, il rintocco dell’orologio astronomico del municipio apre le danze delle figure proletarie. Vestiti d’antica foggia comunista sono l’evoluzione laicista dei santi cattolici e ricordo pesante del regime para sovietico. Il complesso meccanismo è stato ricostruito dopo la Seconda Guerra Mondiale, e oggi è una delle tante bellezze da vivere qui a Olomouc.

Come il teatro neoclassico progettato da Josef Kornhäusel nel 1830, luogo storico in cui nel 1833 lavorò il famoso compositore e direttore d’orchestra austriaco di origine boema Gustav Mahler. Lasciata piazza Horní faccio qualche passo e mi immetto sulla piazza adiacente di Dolní. Qui spiccano una coppia di fontane e la Colonna della peste.

Lì vicino, il gotico severo della chiesa di San Maurizio sale lungo la sua torre, regalando all’edificio un aspetto da roccaforte. Dentro, le alte volte e i pilastri dilatano tra il mobilio barocco e neo gotico il suono dell’organo del 1745: qui, ogni settembre, a Olomouc nella vecchia capitale della Moravia, si celebra un importante festival musicale.

Dalla parte opposta della piazza, la facciata della chiesa di san Michele mi delude col suo esterno spoglio ma mi stupisce all’interno con tre stravaganti strutture barocche a cupola. La cappella minuta di Sarkander, costruita nel Novecento, invece, rende omaggio al prete cattolico martirizzato nel 1620.

Affretto i miei passi e supero la Chiesa di Nostra Signora delle Nevi, affacciata sulla piazza Republiky, il museo dell’Arte ricco di dipinti fiamminghi tra il XVI e il XVIII secolo e il museo Vlastivědné scrigno di informazioni naturalistiche sulla Moravia. E finalmente intravedo l’Arcivescovado del 1660: qui nel 1848 l’adolescente Franz Josef venne eletto imperatore d’Austria.

Nella vicina cattedrale di San Venceslao, gli stili e il tempo si sovrappongono e mi raccontano la storia di questo luogo, mutato nei secoli: così camminando nell’eco dei miei passi posso vedere che la cripta è romanica, il chiostro gotico, e le cappelle barocche. Uscendo scopro i resti dell’ex Palazzo vescovile, lì vicino.

Gli scavi di quest’area hanno permesso di ritrovare una cappella con affreschi del Cinquecento, alcune bifore romaniche, e un altro chiostro gotico. Proprio di fronte alla cattedrale guardo il decanato dove nel 1306 il sovrano Venceslao III venne assassinato.

Riprendo la via del ritorno e raggiungo piazza Horní, il cuore di Olomouc: mentre l’orologio scocca il mezzogiorno e le statue proletarie danzano, il sole brilla più intenso sulla colonna della Santissima Trinità.

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