Castello di Kroměříž, nel barocco della Repubblica Ceca

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Il Castello arcivescovile di Kromeríž © Andrea Lessona

Il Castello arcivescovile di Kromeríž © Andrea Lessona

Lingue di fuoco attraversano il cielo di Kroměříž: ravvivano il pavè della piazza centrale e sfiorano la torre del castello. Davanti al suo ingresso ocra, guardo lo spettacolo della natura fondersi con la bellezza architettonica di questa cittadina della Moravia.

Un insieme che miei occhi ritrovano nel cortile del maniero: intorno al verde delle aiuole si alzano i tre piani dell’edificio, ornati da maestose arcate, facciate dalle preziose finestre e pilastri imponenti.

E’ il risultato della ricostruzione avvenuta nei secoli: Bruno di Schauenberk fece edificare nel XIII secolo un castello gotico, dopo che nel 1110 Kroměříž fu acquisita dagli arcivescovi di Olomouc.

Tra il XV e il XVI secolo, il maniero venne arricchito da quattro ali e una grande torre. Alla fine della guerra dei Trent’Anni, fu demolito dall’esercito svedese. Al suo posto venne eretto un palazzo barocco. A dargli foggia contribuirono gli architetti italiani F. Luchese e G.P. Tencalla, chiamati dal vescovo Carlo Lichtenštejn per ricostruire la città devastata da un incendio nel 1752.

Del vecchio castello è rimasta solo la parte inferiore della torre che oggi si alza per 84 metri nel cielo striato di Kroměříž. Lo intravedo dalle finestre del primo piano, mentre scivolo sul parquet pregiato delle sale: maestose nei loro arredi trattengono la storia.

Infatti il palazzo fu sede del consiglio istituzionale imperiale, trasferitosi da Vienna durante gli anni della rivoluzione tra il 1848 e il 1849. Poi, nel 1885, lo zar di Russia Alessandro I si intrattenne qui con l’imperatore austriaco Francesco Giuseppe I. Un dipinto lo ritrae insieme alla moglie Elisabetta di Baviera, meglio conosciuta come Sissi.

Continuo a camminare per le sale, scoprendone gli arredi sontuosi: mobili originali come le tappezzerie fanno di questo luogo uno scrigno prezioso. Tanto che ancora oggi viene usato per festival musicali e riunioni politiche a livello mondiale. A ospitare questi eventi è il salone principale: lo sfarzo della sua vastità, delle pareti bianche e oro come i candelabri sfavillanti appesi ai soffitti affrescati, sono una visione di stupore.

Ma il palazzo è anche un forziere di cultura depositata nella libreria, dove tra infinite teche riposano pregiati manoscritti. Li vedo specchiarsi sulla superficie rotonda di quattro mappamondi antichi. Disegnano la Terra che fu e l’arte di un tempo lontano, quando artisti come Tiziano, Lucas Cranach, e Paolo Veronese dipingevano i loro quadri, oggi appesi nella pinacoteca del castello.

Dalle finestre del castello, guardo il suo giardino di sotto estendersi per 64 ettari. Realizzato già nel periodo medievale, divenne un parco in stile inglese nel XIX secolo: tre laghetti dividono il colonnato pompeiano e di Colloredo, il padiglione cinese e la Corte di Max.

Il giardino dei fiori in stile rinascimentale, ha nel suo centro una rotonda a otto lati, contornata da un lungo colonnato di 244 metri. La fontana Lví kašna, quella dei Tritoni e il labirinto completano poi il piccolo eden di Kroměříž. Che insieme al palazzo fa parte dal 1998 dei siti patrimonio dell’umanità per volere dell’Unesco.

L’intero complesso, degno di una favola, è stato usato come set per il film Amadeus di Milos Forman e per serie televisive ispirate al mondo fantastico. Ma di fantastico, la dimora vescovile ha ancora una sorpresa da regalarmi: le sue cantine.

Nei sotterranei, 19 mila litri di vino sono stipati in botti enormi: le più vecchie sono state portate qua sotto dai militari di Napoleone poco prima della battaglia di Austerlitz. Si dividono le celle in cui prosperano funghi e muffe nere del 1200, capaci di esaltarne il risultato finale.

Lo assaporo corposo insieme a un buffet di piatti tipici cechi, mentre un gruppo locale in costume suona la musica tradizionale morava. E mi invita a ballare il suo ritmo melanconico.

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