Canale di Bata, l’opera idrica più grande della Moravia

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La Morava, l'imbarcazione per navigare il Canale di Bata © Andrea Lessona

La Morava, l'imbarcazione per navigare il Canale di Bata © Andrea Lessona

Scivola su nuvole riflesse, sfregiandole con lo scafo. Dalla prua del battello Morava, guardo questo cielo d’acqua astratta dividersi in scie: lambiscono le sponde strette del Canale di Bata, e lo tratteggiano di spruzzi bianchi.

Salito a bordo alla periferia della città di Zlin, mi sono subito seduto sul ponte dell’imbarcazione per respirare l’aria trasparente della Moravia, e godere dello scenario che la via fluviale regala lungo i suoi 53 chilometri d’intreccio placido.

Realizzata da Tomas Bata tra il 1934 e il 1938, è l’opera idrica più imponente della Repubblica Ceca. All’inizio doveva servire per il trasporto di carbone. Ma ben presto venne usata anche per lo scambio di merci e generi alimentari, contribuendo in questo modo allo sviluppo dell’agricoltura nella zona. Oggi il canale è una delle attrattive più importanti della regione morava.

Lo si può percorrere, dal 1° Maggio sino al 28 di ottobre, con diversi tipi di barche e non occorre avere la patente nautica. Almeno per quelle di stazza minore. Per chi non si fida delle proprie capacità di “lupo d’acqua dolce” ci sono i battelli come quello su cui sono io ora.

La cabina di comando si trova sotto coperta, nel ventre dell’imbarcazione, dove un mini bar molto fornito sfama e disseta di piatti tipici e birra ceca i passeggeri. Dai suoi oblo azzurri il sole filtra tenue mentre la natura scorre sulle sponde verdi.

Molti escursionisti percorrono le rive in bici, lungo le piste ciclabili che costeggiano la via fluviale. Guardano i pescatori che nelle anse hanno sistemato seggiolini richiudibili, e hanno lanciato le loro lenze per pescare il pranzo da rosolare sui barbecue fai da te.

Altri li portano direttamente a casa nelle villette che sorgono sulle sponde, alternate da capanni di legno e alberi dall’alto fusto, sotto cui ripararsi nei giorni caldi di sole bruciante. Chi non si accontenta del fresco e delle bibite dei piccoli chioschi, d’estate si tuffa nell’acqua bassa del Canale.

La sua profondità non va oltre il metro e mezzo di media, mentre ci sono tratti in cui si allarga sino ai 12 metri. Chi percorre tutto il tragitto vedrà passargli sulla testa circa 50 ponti che collegano le rive. Alcuni sono vere e proprie opere d’arte tecnica. Come le 13 dighe che regolano il flusso e lo mantengono stabile.

Anche il battello Morava ne ha superata una, pochi metri dopo essere salito a bordo. Il capitano ha manovrato il timone con sapiente maestria. I suoi due giovani aiutanti, invece, hanno trainato l’imbarcazione con l’aiuto di corde robuste dentro la chiusa.

Poi le porte in acciaio davanti a noi si sono aperte, e siamo scivolati verso uno dei primi nove scali dove le barche possono attraccare lungo la via fluviale: un piccolo motoscafo e una houseboat erano “parcheggiati” vicini, a dividersi l’asfalto del molo.

E’ simile a quello cui ci avviciniamo adesso, alla fine del nostro tragitto. Lunghe ombre di palazzi si specchiano quadrati nel Canale di Bata: riflessi pesanti della cittadina di Stud Napajedia.

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